Gli operai della Rockwool diventano un opera d’arte
Dopo un anno di intensa programmazione artistica e culturale, con alle spalle un’intensa campagna elettorale senza esclusione di slogan, la partecipazione attiva e dinamica alla realtà cittadina, le azioni sul territorio mirate all’individuazione delle problematiche ed alla pianificazione di nuove soluzioni per la rinascita culturale ed economica del Sulcis Iglesiente: il collettivo Giuseppefraugallery continua la sua impegnata corsa e, come d’abitudine, tocca i temi più caldi.
Due giovanissime artiste, residenti a Milano e Roma ma originarie ed operanti nel Sulcis-Iglesiente,
Eleonora Di Marino ed
Emanuela Murtas, hanno realizzato due lavori che hanno avuto come protagonisti gli operai della Rockwool.
Il primo appuntamento è avvenuto il 28 luglio, arte e lotta operaia si sono congiunti in un unico atto:
Eleonora Di Marino, giovanissima artista della galleria, ha incontrato gli operai della Rockwool sul Ponte per il Lavoro, in prossimità di Campo Pisano, per la realizzazione della performance “Work(ers) In Progress 1/”, per cui essa ha invitato gli operai ad applaudire lungo lo scenario/monumento simbolo della lotta. Il video sarà parte integrante dell’opera “Opera Io [Work(ers) In Progress 2/]”, destinata alla mostra “My Generation”, che si terrà in ottobre nel Museo Canonica di Villa Borghese a Roma: durante la serata dell’inaugurazione due file di ragazzi, studenti, dipendenti per una sera, gli Opera Io, applaudiranno ad ogni visitatore che passerà sulla guida rossa posta all’ingresso del museo, riproponendo la performance eseguita quest’oggi; intanto all’interno del museo scorrerà il video della stessa. Applaudire invece di urlare, applaudire e ricordare la distanza tra vernissage nella Capitale e chi veglia sul posto di lavoro perduto nel profondo Sud-Ovest della Sardegna ed in tanti altri posti in Italia e nel mondo. Un’arte che vuole essere vicino a loro prima ancora che ai responsabili di tale tragedia sociale, che non hanno esitato ad andar via lasciando un buco nella vita e negli stomaci di questi lavoratori, senza soluzioni alternative, privilegiando l’investimento in capitali azionari e talvolta in opere d’arte contemporanea, piuttosto che nei lavoratori; responsabili di questa tragedia sociale, spesso più vicini all’arte che agli uomini.

Il 3 Agosto è stata la volta di
Emanuela Murtas intervenuta con un progetto di una videoperformance in cui gli operi sono stati chiamati ad un ardua impresa: percorrere su un asse d’equilibrio il percorso che partendo dal ponte arriva alla sede della Rockwool.
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La posa artificiale ed il gesto esageratamente celebrativo, hanno lasciato trasparire frammenti autentici di emozioni che nascono; ma manterranno la pretesa di essere parte di un volto che abbia un'alternativa più credibile e un futuro storicamente possibile. Imbarcati in questa spedizione di speranza: obiettivo prossimo all'arrivo in fabbrica, sarà la richiesta della riconversione creativa della stessa.
Captando le realtà invisibili e le nuove forme di identità, cogliendo nei punti di crisi e di lotta ottime energie per imporsi; nasce l'esigenza di creare un percorso di equilibrio. Un'arte che affida, alla sfera delle relazioni umane e al contesto sociale, il suo orizzonte teorico. Saranno proprio i lavoratori della Rockwool di Iglesias, che a un anno a questa parte si sentono oramai prossimi alla disoccupazione e alle liste di mobilità, a trasformare lo spazio in territorio possibile e flessibile. Un equilibrio che osserva il socius alla temperatura reale; divenendo al contempo, esso stesso, l'oggetto e il soggetto di un etica".
La mostra “My Generation” , curata tra gli altri anche dal diettore del MACRO di Roma, permetterà alle nostre due artiste di confrontarsi con altri tredici artisti under 35, scelti a rappresentare nella capitale l’ultimissima generazione emergente nel panorama italiano.